FIBROSI POLMONARI. IL MESSAGGIO CREI: SERVONO PERCORSI MULTIDISCIPLINARI E INNOVAZIONE DIGITALE
All’interno di un evento istituzionale tenuto presso una delle sedi del Senato, è stato presentato il documento Le fibrosi polmonari: un bisogno di salute pubblica insoddisfatto, promosso dalla senatrice Elena Murelli. Ogni anno le fibrosi polmonari colpiscono circa 300mila persone in Europa, provocando oltre 50mila decessi. Si tratta di malattie rare, progressive e irreversibili, che ancora oggi vengono diagnosticate ‘troppo spesso’ in ritardo, con ‘gravi conseguenze’ sulla salute e sulla qualità della vita dei pazienti. Nel corso della giornata è intervenuta anche la past-president CReI, Daniela Marotto, che ha affermato che ormai “le interstiziopatie polmonari associate a connettiviti non sono più una rarità. Oggi sappiamo che la compromissione interstiziale colpisce oltre un terzo dei pazienti con sclerosi sistemica, e una quota rilevante anche altre connettiviti come artrite reumatoide e miositi”. Il problema sanitario che oggi gli specialisti registrano, ha sottolineato Marotto, “non è solo clinico, ma è organizzativo. La sfida vera è oggi diagnosticare e gestire per tempo queste patologie, prima che la fibrosi si consolidi. E per farlo servono percorsi multidisciplinari strutturati e innovazione digitale reale”.
Nel 2025, ha precisato la past-president, non possiamo più “affidarci a consulenze a chiamata”. Le ILD da connettivite richiedono team multidisciplinari stabili: pneumologi, reumatologi, radiologi, internisti. E questi team devono essere riconosciuti, finanziati e messi in condizione di lavorare insieme, con slot condivisi, accessi dedicati e strumenti diagnostici rapidi. I dati lo dimostrano: i centri che adottano modelli multidisciplinari riducono i tempi di diagnosi di oltre il 40% e riescono ad avviare precocemente trattamenti antifibrotici o immunosoppressori appropriati, migliorando sopravvivenza e qualità di vita”. A tutto questo si aggiunge il contributo che possono offrire le tecnologie innovative, perché “la telemedicina può diventare il nostro alleato, non solo per il monitoraggio remoto della funzione respiratoria – tramite spirometri domiciliari o saturimetri intelligenti – ma anche per creare “board virtuali multidisciplinari” che annullano le distanze tra ospedali spoke e centri hub. E oggi l’intelligenza artificiale può aiutarci ad analizzare in modo automatico le HRCT, riconoscere precocemente pattern fibrotici e supportare le decisioni cliniche, rendendo il lavoro multidisciplinare ancora più efficace e tempestivo”.
La past-president CREI ha così concluso: “Questa è medicina territoriale intelligente: non duplicare risorse, ma connettere competenze. Chiediamo allora alle istituzioni di formalizzare questi percorsi nei PDTA, di inserire la valutazione ILD nel follow-up obbligatorio delle connettiviti, e di sostenere con risorse dedicate le piattaforme digitali per il lavoro multidisciplinare a distanza. Perché oggi gli strumenti ci sono. Quello che manca, spesso, è la volontà di farli funzionare insieme”.