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EVENTO AL SENATO SU MEDICINA DI PROSSIMITA’ E REUMATOLOGIA

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EVENTO AL SENATO SU MEDICINA DI PROSSIMITA’ E REUMATOLOGIA

Si è tenuto a Roma presso la sede del Senato della Repubblica di Palazzo Giustiniani il workshop istituzionale Le disuguaglianze Sanitarie: il ruolo della medicina di prossimità (COT, CdC, OdC), promosso dalla vice-presidente del Senato Mariolina Castellone. In un programma ricco di speakers di qualità sono intervenute anche Stefania Padula, componente del Consiglio Direttivo CReI, e Marta Favero, componente del Consiglio Direttivo SIR, che hanno preso la parola all’interno della sessione Il ruolo proattivo del personale nelle nuove strutture sanitarie di prossimità.

Nel loro intervento Stefania Padula e Marta Favero hanno ricordato che “negli ultimi cento anni la cura delle malattie infiammatorie articolari ha fatto passi da gigante, passando dall’utilizzo dei sali d’oro che era terapia ricorrente negli anni ‘30, fino al metotrexate utilizzato negli ultimi anni ‘80, per arrivare ai farmaci biotecnologici di fine anni ‘90 ed alle small molecules del decennio 2010-2020”. Queste ultime due classi di farmaci – hanno precisato le reumatologhe – hanno impresso una svolta nella cura delle malattie infiammatorie articolari, permettendoci di raggiungere una minimal disease activity o addirittura la remissione della malattia. Nel loro excursus, Padula e Favero hanno anche ricordato che nel 2016 alcuni farmaci biotecnologici hanno perso il brevetto, permettendo così l’ingresso in commercio di farmaci biosimilari che, a parità di efficacia, presentano un costo decisamente ridotto.

Questo scenario è utile per comprendere la stretta connessione con il tema “disuguaglianze-medicina di prossimità”: infatti purtroppo ad oggi, hanno sottolineato le dr.sse Padula e Favero, “non tutti gli specialisti reumatologi sono autorizzati a prescrivere i farmaci di secondo livello, provocando un ritardo sensibile nell’inizio della terapia e di conseguenza un mancato controllo della patologia”. “Il diritto alla cura è fondamentale”, hanno concluso Padula e Favero, “ed il paziente deve potersi curare in prossimità del proprio domicilio. In caso contrario non riusciremmo a contribuire al superamento delle disuguaglianze di salute: la medicina di prossimità deve essere realizzata con il contributo concreto degli specialisti più vicini ai cittadini ed ai pazienti.