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Razionale Scientifico

L’obiettivo dichiarato di poter raggiungere nella maggior parte dei casi di artrite reumatoide la remissione clinica o la bassa attività di malattia contrasta in parte con la percezione di attività di malattia riportata dai pazienti.
Come dimostrato da diversi lavori il punto di vista del medico dell’attività di malattia spesso diverge da quello del paziente. Mentre i medici quantificano l’attività di malattia utilizzando strumenti quali il DAS28 e gli indici infiammatori, per i pazienti sono più rilevanti sintomi come il dolore, la fatica, il disturbo del sonno e gli aspetti psicoaffettivi. Quanto viene riferito dal paziente è essenziale per costruire un rapporto di cura basato sull’ascolto, che trova una sua utilità anche nel colmare quel divario tra quanto viene percepito dal medico e quanto prova realmente il paziente. Spesso anche gli stessi effetti collaterali dei trattamenti riportati dai pazienti vengono sottovalutati dai medici. Per correggere questa dispersione di informazioni, negli ultimi anni la pratica clinica reumatologica si è dotata di strumenti ad hoc per valutare i Patient Reported Outcomes (PRO) cioè i parametri soggettivi che più contano per i pazienti.

L’artrite reumatoide come molte patologie croniche a carattere sistemico può modificare l’aspetto fisico e mentale del paziente; il processo di gestione della malattia (dal momento della diagnosi alla eventuale remissione clinica) gioca un ruolo significativo nel comportamento maladattativo che il paziente può mettere in atto; il ruolo dell’operatore sanitario non è soltanto quello di prescrivere una terapia farmacologica ma di far conoscere la malattia e tutto quello che ne consegue; misurare la malattia non solo negli indici strettamente clinici ma nella qualità di vita è diventato indispensabile e spesso la scelta della strategia terapeutica è indirizzata sulla qualità della vita e deve essere necessariamente condivisa con il paziente.

Il ruolo paternalistico dello specialista che impone la terapia come un dogma è finito da tempo soprattutto nelle patologie croniche dove l’empatia relazionale con lo specialista, la conoscenza della malattia, la condivisione delle scelte terapeutiche e in ultimo l’aderenza al trattamento giocano un ruolo decisivo nell’outcome finale.

 

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